La parola agli Amministratori

29 ottobre 2012

Il BILANCIO 2013 e l'impatto del PATTO DI STABILITA'


In vista della pianificazione di bilancio per il 2013 anche i Comuni con meno di 5.000 abitanti devono fare i conti con il PATTO DI STABILITA'.

Un meccanismo contabile-finanziario che costringe i Comuni ad accantonare risorse finanziarie in misura del 15,8% della media delle spese correnti fatte nel triennio 2006-7-8.

Lo scopo di questo sacrificio è quello di rispettare i vincoli di cassa delle uscite degli Enti pubblici italiani definiti - giustamente - dagli accordi con l'Europa. Il fatto che il Comune di Sulbiate e i sulbiatesi non abbiano mai nella loro storia pluri secolare originato una lira o un euro di bilanci in rosso...  conta poco o nulla. Ci viene richiesta solidarietà con coloro che hanno sperperato.

COSA COMPORTA QUESTO VINCOLO DEL PATTO DI STABILITA'

Significa in pratica che Sulbiate ogni anno, dal 2013 in poi, dovrà mettere da parte delle sue entrate e depositarli in Banca d'Italia senza interessi. Per il 2013 tale importo è stimato in oltre 300 mila euro.

E' chiaro che si tratta di soldi nostri che non possiamo usare, quindi giocoforza dovremo fare azioni combinate per recuperare quei soldi "inutilizzabili" (non sappiamo ancora se sono persi o se ritorneranno disponibili), mediante:

a) tagli alle spese

b) aumento delle entrate

Altro vincolo importante è il controllo sui movimenti finanziari per gli "investimenti" (le opere e i beni pubblici) che consente flussi per pagamenti molto, molto, limitati e di fatto impedisce l'accensione di mutui.

Vedremo come affrontare questi dilemmi che hanno già messo in ginocchio tutti i Comuni e gli Enti più grandi. Molti Amministratori hanno anche fatto la scelta di non rispettare il patto.

E sicuramente vi terremo aggiornati.

STIAMO CON LE MANI IN MANO?

Non abbiamo molte armi per intervenire come singoli Amministratori perchè è nostro dovere rispettare le norme ed applicarle.

Sicuramente sosteniamo l'associazione nazionale dei Comuni, ANCI, in particolare quella dei piccoli Comuni che è molto attiva sul livello politico e delle normative per scongiurare queste regole che deprimono ulteriormente l'economia mettendo vincoli anche ai piccoli Comuni che rappresentano circa il 25% della popolazione italiana, ma sono il presidio pubblico della gran parte del territorio italiano, quello meno edificato e quindi più conservato, prezioso e delicato.

La Giunta

 

Pubblichiamo l'intervento del Sindaco Guerra, un nome un destino, che rappresenta nell'ANCI i piccoli Comuni.

10 Ottobre 2012 - Piccoli Comuni - Guerra, scongiurare estensione patto di stabilità

Per il referente piccoli comuni di ANCI "i piccoli comuni sono nella impossibilità di governare ragionevolmente i flussi di cassa così come richiesto dal patto di stabilità"

"L'applicazione del patto di stabilità anche ai Comuni con meno di 5000 abitanti prevista a partire dal 1 gennaio 2013 è una prospettiva insostenibile. Per i piccoli Comuni l'insostenibilità non è solo dovuta al sacrificio finanziario richiesto ma anche alla sua irragionevolezza e ingestibilità tecnica se applicato a bilanci di entità ridotta, estremamente rigidi, e con una dipendenza quasi totale da fonti esterne per ciò che riguarda gli investimenti’’. E’ quanto dichiara Mauro Guerra, Coordinatore nazionale piccoli Comuni ANCI.
"I piccoli comuni – aggiunge - sono nella impossibilità di governare ragionevolmente i flussi di cassa così come richiesto dal patto di stabilità. Oltretutto i piccoli Comuni saranno impegnati il prossimo anno a costruire le gestioni associate obbligatorie di quasi tutte le funzioni fondamentali. Un processo di per se complesso e difficile e assolutamente incompatibile con la rigidita’ delle regole del patto di stabilità definite su ogni singolo ente’’.
"Tutto ciò, unitamente al devastante impatto recessivo e di blocco delle economie locali minori che queste misure produrrebbero, impone a Governo e Parlamento di riesaminare l'intera questione, scongiurando l'estensione del patto a partire dal 1 gennaio 2013. Non ci sottraiamo ai doveri di contribuire al risanamento della finanza pubblica ma chiediamo con forza che non si estenda l'applicazione di norme irragionevoli e dannose. Occorrono risposte urgenti in questa direzione. In caso contrario – conclude Guerra - non resterà altra via che quella di una protesta e di una mobilitazione straordinaria’’.

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