Casa da Nobile

Casa da Nobile

Casa da NobileLa costruzione della casa da nobile risale al XIII - XIV secolo e nella sua forma originaria risultava essere costituita da una torre-colombera con casetta annessa; recenti rilevamenti hanno inoltre evidenziato come essa sia stata edificata su delle preesistenti fondamenta romane. I documenti dei passato giunti sino a noi non indicano però chi fece costruire l'edificio che, considerata l'epoca, era senz'altro signorile. Si sa che alla fine dei XV secolo la casa era di proprietà degli Scaccabarozzi, ricca famiglia dei sulbiatese. Alla morte di Bernardo, ultimo rappresentante maschile del casato, la parte di eredità che comprendeva la casa passò nelle mani della figlia Ponzella, che la portò in dote nel 1573 a Tiberio Arcimboldi, il figlio naturale di Niccolò, allora proprietario dei castello di Sulbiate. Noto in tutto il milanese per i servizi militari che prestava ai signori di Savoia, Tiberio abitava per gran parte dell'anno nella casa da nobile, che cominciò cosi ad essere denominata "Villa Arcimboldi". Nel 1607 la villa passava in eredità a Francesco, suo fratello, ed era valutata ben cinquemila lire.

Casa da NobileNei due secoli successivi, sempre sotto la proprietà Arcimboldi, la casa venne concessa in affitto a diversi sulbiatesi: nel periodo tra il 1623 e il 1658 era inquilino Antonio Olgiati, che vi aveva aperto un'ostería. Nel 1727, con la morte dei marchese Guidantonio, si estingueva la famiglia Arcimboldi e ogni eredità passava al Luogo Pio della Stella di Milano; tuttavia Ambrogio Sala continuava a tenere in affitto l'abitazione pagando un canone annuo di cento lire imperiali, per proseguire la sua attività di oste. Verso la metà dei XVIII secolo la dimora veniva affittata da Giovanni Antonio Vismara che nel 1759 vi iniziava un commercio di seta, legname e grano, proseguito poi da Giuseppe Parma nel 1775. Sul finire dei XIX secolo, la ricca famiglia Rocchi acquistava le proprietà dal Luogo Pio della Stella, ma all'inizio dei nostro secolo, sommersa dai debiti, fu costretta a vendere tutto all'incanto. Cosi nel 1905 ne diventava proprietario il notaio Giulio Cesare Cremonesi, i cui discendenti sono ancora in possesso dell'edificio.